Site icon Sal et Humus

“O giorno primo ed ultimo, giorno radioso e splendido del trionfo di Cristo!”

O giorno primo ed ultimo, giorno radioso e splendido, del trionfo di Cristo
Questa frase è presa da un inno della liturgia delle ore nel tempo pasquale. Continuando la nostra riflessione di ieri, ecco la “seconda puntata”. La domenica è la nostra pasqua settimanale, che sostituisce il sabato ebraico con un nuovo giorno sacro che ricorderà a tutti i popoli di tutti i tempi l’evento della risurrezione di Gesù Cristo.  Le prime comunità cristiane, guidate dagli apostoli, hanno compreso che era volontà (esplicita o implicita, non possiamo sapere) di Gesù di riunirsi nel primo giorno della settimana per ascoltare gli insegnamenti degli apostoli e per celebrare insieme il sacrificio eucaristico. Alcuni cristiani provenivano dagli ebrei, ed erano ancora attaccati alle usanze ebraiche, volevano continuare a frequentare la sinagoga il sabato (ricordiamo che anche Gesù frequentava sempre la sinagoga di sabato, prima con i suoi genitori da piccolo e poi da solo o con i suoi discepoli). Altri provenivano dalle “genti”, ossia dalle altre nazioni / culture, per esempio dai greci. E questi non volevano frequentare la sinagoga il sabato perché non faceva parte delle loro usanze. E nelle prime comunità nasceva allora questo problema: bisogna che i cristiani frequentino la sinagoga oppure no?  Bisogna che i cristiani non mangino la carne offerta agli idoli oppure sì? I giudeo-cristiani volevano imporre le loro usanze sui cristiani che provenivano dai greci. E gli apostoli dovettero tenere consiglio per risolvere questo problema.

Il problema dei giudeo-cristiani rispetto ai cristiani greci… e la “libertà cristiana”
Per risolvere questo problema ci mise mano soprattutto San Paolo, il grande difensore della “libertà cristiana”: i giudeo-cristiani vadano pure in sinagoga e si astengano dalle carni immolate agli idoli, seconda la loro coscienza e le loro usanze; ma non giudichino i cristiani greci che non vanno in sinagoga e invece mangiano le carni immolate agli idoli, sapendo che gli idoli non sono veri dèi, sono fasulli, e quindi per non buttare via una buona carne se la mangiano pure. San Paolo però è molto chiaro nei confronti dei cristiani greci: se tu che mangi la carne degli idoli quando stai a casa di qualcuno lo fai per onorare gli idoli e gli dèi, allora hai la coscienza sporca e faresti meglio a non mangiarla. Leggiamo di questa questione nella prima lettera di San Paolo ai Corinzi al capitolo 8 e di nuovo al capitolo 10.

San Paolo parla della “conoscenza / consapevolezza della libertà interiore” come “scienza”. Se tu hai la “scienza”, ossia la consapevolezza della libertà cristiana, e, sapendo che gli idoli non sono dèì, mangi tranquillamente la carne offerta agli idoli, tieni però conto che se questo tuo gesto scandalizza un altro fratello (giudeo-cristiano) che non ha ancora questa “scienza” della libertà cristiana e pensa che tu stai onorando l’idolo, allora astieniti dal mangiare la carne offerta agli idoli per non scandalizzare il tuo fratello.
Ecco la grande sapienza di San Paolo! Ed ecco da dove nascono nella chiesa cattolica i diversi “riti” (rito latino, rito greco, rito armeno, ecc.) I cristiani possono credere le stesse verità, possono fare parte della stessa comunità, possono essere stati battezzati con lo stesso battesimo, eppure possono vivere tradizioni diverse e avere usanze diverse. La diversità non è necessariamente divisione, anche se può diventare divisione se non c’è l’umiltà e la considerazione per il fratello che ti sta accanto e ha una coscienza diversa dalla tua.

In un modo o l’altro, sia i giudeo-cristiani sia i cristiani greci, che i cristiani di qualunque altra nazione, si riuniscono insieme nel giorno dopo il sabato, nel primo giorno della settimana, intorno ad un unica mensa. E questo “primo giorno della settimana” così diventa anche il “giorno dopo l’ultimo”, il “giorno oltre”, il “giorno primo ed ultimo, giorno radioso e splendido”. La domenica è il primo giorno della creazione, ed è il giorno che trascende la creazione, che va oltre. Il giorno della risurrezione di Gesù è l’ottavo giorno, il giorno che ci proietta oltre la settimana, oltre il tempo e la storia verso l’eternità. L’ottavo giorno, ci dice uno scrittore antico, Origene, che sebbene non considerato “padre della chiesa” comunque rimane un riferimento importante per l’interpretazione della Sacra Scrittura, ci proietta verso quel giorno eterno in cui il sole che sorge non avrà più tramonto. Gesù nella sua risurrezione viene paragonato al sole che sorge per non tramontare più. Il sole che noi conosciamo in questo mondo fisico ogni giorno “muore” scomparendo oltre l’orizzonte nel suo tramonto e poi “risorge” con il nuovo giorno, per poi “morire” di nuovo alla sera. Invece Gesù morto e risorto è il sole che muore e poi risorge per non tramontare più. La domenica è il “nuovo giorno” che Dio ha creato, perché noi conosciamo sette giorni nella settimana, ma Dio crea ora un “nuovo giorno”, un ottavo giorno, in cui i credenti, rinati in Cristo, diventati “nuove creature”, canteranno il “canto nuovo” davanti al trono dell’Agnello (Apocalisse 14,3). Ecco perché il fonte battesimale, che rappresenta anche la tomba di Gesù nella quale il catecumeno muore per poi riuscirne risorgendo a vita nuova in Cristo, ecco perché il fonte battesimale è ottagonale. Anche quando si usava la grande vasca, come al Battistero di San Giovanni in Laterano, l’edificio stesso era ottagonale. Gli otto lati rappresentano l’ottavo giorno, il giorno dell’eternità, il giorno della risurrezione definitiva. Gli otto lati rappresentano l’estensione a tutta la terra della salvezza in Cristo. Come sono otto i punti cardinali della “rosa dei venti”, i quattro principali più i quattro intermedi, così quest’acqua sgorga dalla chiesa verso tutta l’umanità di tutti i tempi, perché tutti possano diventare uno in Cristo, perché tutti possano risorgere con lui nell’ottavo giorno.

Exit mobile version