Roveto ardente a lode di Dio

Ancora rovestando carte nel trasloco, mi capita questo foglio che suppongo provenga possibilmente da una giornata di ritiro presso il Teresianum, ma non ne sono sicuro. L’autore è L. A. Lassus, una riflessione sulla spiritualità della inabitazione della Santissima Trinità nell’anima:

Roveto
ardente a lode di Dio
di
L.
A. Lassus
L’universo intero, la sua potenza, la sua bellezza, la stupefacente prodigalità
degli esseri,. il formidabile pullulare di formule e di colori è
l’inno grandioso dell’Essere-Festa di Dio, l’esplosione del Verbo e
dell’Amore “che muove il sole e le altre stelle”, anche se
si fanno sentire a distanza di secoli le dolorose dissonanze del
peccato, della sofferenza e della morte, anche se le tenebre coprono
ancora la superficie della terra. Perché un Bambino è nato nel
cuore della notte. Reca in mano il globo della terra e l’universo
intero. Con lui, il figlio dell’Amore, l’immagine del Padre
invisibile, la notte è finita. “Piacque a Dio far abitare in
lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a
sé tutte
le cose, rappacificando con il sangue della
sua croce
le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli”
(Col 1,
19-20).
Ogni creatura quindi è già un roveto ardente dalla fiamma gioiosa e
prega e canta la gloria della Trinità di cui è un’espressione
particolare di amore. “Cristo è risorto e la vita trionfa;
Cristo è risorto e non ci sono più morti nei sepolcri. Alleluja,
Alleluja!” La terra è trascinata nella danza eterna.
Ma c’è un’altra danza dei Tre nel mondo e del mondo in Dio, tanto più
silenziosa e nascosta, ma anche tanto più intima ed essenziale: la
divinizzazione dell’uomo, la “dimora” delle Tre Persone in
quelli che amano Gesù: “Se qualcuno mi ama — aveva
detto — il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo
dimora presso di lui”
(Gv 14,23).
Lo stato di grazia degli amici di Dio è questa invasione dell’anima e
del corpo, che trascina con la fede e l’amore nella festa trinitaria.
La fede del figlio di Dio raggiunge la realtà divina e l’amore è,
fin dal primo istante, permuta, scambio, assimilazione tra l’amico e
l’Amato. Lo spirito dell’uomo diventa cosi spirito di Dio; la sua
volontà, volontà di Dio; la sua gioia, gioia di Dio. Per riprendere
un’immagine cara agli spirituali, è un po’ come quando si butta un
pezzo di legno nel fuoco. Comincia a far fumo, diventa nero, si mette
a scoppiettare, poi improvvisamente diventa fuoco con tale intensità,
con tale profondità che non si sa più dov’è il legno, dov’è il
fuoco, dov’è il fuoco, dov’è il legno. Così succede all’amico di
Dio che possiede la Santa Trinità: egli non vive più; ma Dio in lui
e lui in Dio, ed è un’anticipazione della festa del Cielo, quando
Dio sarà tutto in tutti. In ogni istante egli nasce da Dio, vive la
vita di Dio, conosce Dio come Dio conosce se stesso e lo ama
dell’amore con cui Dio ama se stesso, lo Spirito santo. E’ sposato
con il Verbo e quindi con il figlio diletto nel quale il Padre pone
tutta la sua gioia e sul quale riposa lo Spirito.
A questo punto cosa c’è ancora di incredibile se compie l’opera stessa
della Trinità, riflette il suo splendore e illumina tutto intorno a
sé?

 

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